Il Ministro della Cultura Franceschini ha presentato, in collegamento con i tecnici del Cts, alcune proposte per aumentare, e magari anche raddoppiare, la presenza di pubblico in teatri, cinema e sale da concerto nelle zone gialle. Poi commenta: “Il settore dello spettacolo non ce la fa più e per la sua importanza anche per l’economia del Paese, deve essere considerato essenziale al pari della scuola”.

Tra i primi provvedimenti da attuare si sta pensando a raddoppiare le presenze massime consentite per gli spettacoli sia all’aperto sia al chiuso. Poi coinvolgere le Regioni trovando il modo di sperimentare eventi aperti anche a qualche migliaio di persone. Misure di sicurezza in più il cui costo non ricada però né sul pubblico né sugli esercenti. L’obiettivo è chiaro: spingere per quanto possibile sulle riaperture dopo il 30 aprile.
Si tratta di una proposta nata dalla sintesi delle richieste avanzate in queste settimane dalle associazioni di settore e dai rappresentati degli enti locali. Si rimane in attesa di un documento ufficiale.

Sempre nei giorni scorsi si è ipotizzato di obbligare gli spettatori a fare il tampone prima di entrare in sala e ad essere muniti di mascherina FFP2 per tutta la durata dello spettacolo. Su tale ipotesi si è espressa anche l’Agis, Associazione generale dello spettacolo, che la descrive come “un elemento di discriminazione sociale, oltre che un ulteriore disincentivo alla partecipazione”. Anche il ministro sembra voler seguire questa strada, e assicura che non servirà fare il tampone per tornare al cinema o al teatro.
Per questo tipo di spettacoli, le precauzioni rimarranno quelle alle quali ci siamo tutti già abituati: obbligo della mascherina, il divieto di mangiare in sala, il divieto di assembramento e distanza di sicurezza.

Le precauzioni ulteriori, l’ipotesi di richiedere un tampone, entrerebbero in campo invece per eventi particolari, situazioni speciali la cui organizzazione verrebbe lasciata alla valutazione delle Regioni, concerti o manifestazioni da tenersi rigorosamente all’aperto ma aperti anche a qualche migliaio di spettatori. E il costo di queste garanzie aggiuntive, dai tamponi alle mascherine distribuite in loco, potrebbe essere sostenuto dallo Stato o dalle regioni o magari da uno sponsor.

Fonte: uozzart.it