Il governo Draghi scioglie la riserva e annuncia le nomine ministeriali.
Lo scorso fine settimana il neo Presidente del Consiglio Mario Draghi ha ufficialmente accettato l’incarico di governo presentando le nomine dei Ministri del nuovo esecutivo. 

La nuova squadra di governo si compone di 23 ministri di cui 15 politici e 8 tecnici. Al contrario di quanto alcuni avrebbero potuto ipotizzare o sperare, la nuova squadra di Governo conferma alcune nomine e replica vecchi schemi. Tra i ministri confermati dal precedente governo troviamo Federico D’Incà al ministero per i rapporti con il Parlamento in un governo dalla maggioranza molto eterogenea.  Stefano Patuanelli passa al ministero dell’Agricoltura e Fabiana Dadone alle Politiche giovanili. Per Luigi Di Maio il confermato nel ruolo di ministro degli Esteri, al ministero della Salute ritroviamo Roberto Speranza. 

Il  ruolo chiave di ministro dell’Economia, è stato affidato al tecnico  Daniele Franco, bellunese, direttore generale di Bankitalia, molto vicino a Mario Draghi.

Degna di nota la creazione del Ministero per la Transizione Ecologica e il l’Innovazione Tecnologica, affidati rispettivamente a Roberto Cingolani (tecnico) e Vittorio Colao (tecnico). 

La replica dei vecchi e conosciutissimi schemi la si potrebbe sintetizzare così: i governi italiani li fanno gli uomini del nord. 
Se il governo Conte bis era a trazione meridionale, il governo Draghi conta solo un meridionale su quattro a capo dei Ministeri e solo otto donne.
I ministri di Draghi sono tutti molto competenti nei rispettivi campi, anche se per molti, questa sarebbe stata un’occasione per rompere uno schema politico che tende a privilegiare gli uomini, ancora meglio se del nord. Scelta discutibile da parte del Presidente incaricato, soprattutto se considerato che nell’ultimo periodo il dibattito pubblico si è concentrato sulle riforme e investimenti da destinare al sud con il Recovery Plan e sul dare più spazio alle donne nei ruoli di responsabilità.

Per approfondimenti: La Repubblica


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