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Una discussione ancora una volta accesa quella tra il premier Giuseppe Conte, il ministro della Salute Roberto Speranza e quello degli Affari regionali Francesco Boccia con i capi delegazione di maggioranza, domenica 10 gennaio, cui seguirà, oggi, lunedì 11, il confronto con le Regioni, in merito al provvedimento atteso per il prossimo 15 gennaio, giorno della scadenza del Dpcm 3 dicembre ancora in vigore, che entrerà in vigore sabato 16 per almeno un mese, o al massimo 45 giorni.

Ancora non si sa se a prendere forma sarà un nuovo Dpcm o solo un decreto legge con cui prorogare le misure del Dpcm precedente. Al momento sembra prevalere la linea dura del ministero della Salute, preoccupato per il tasso di positività al 13,3%.

Scongiurata l’ipotesi di fare tutta Italia zona arancione il sabato e la domenica, come avvenuto il 9 e 10 gennaio, consentendo dunque alle Regioni con gli indici di contagio più bassi di tenere aperti bar e ristoranti se in zona gialla. Bocciata anche la via di Vincenzo De Luca di dichiarare zona arancione l’intero territorio nazionale

Boccia ha anticipato che saranno confermati il divieto di spostamento tra le Regioni e anche la possibilità di rendere ancora più severi i criteri per la determinazione della zona, “per facilitare l’ingresso in arancione, provando a lavorare sull’indice di rischio e non sull’Rt”.

L’idea avanzata dall’Istituto superiore di Sanità di decidere i passaggi di colore in base all’incidenza dei contagi sulla popolazione è stata scartata praticamente da tutti, perché avrebbe avvantaggiato chi fa pochi tamponi e addirittura avrebbe invogliato a farne ancora meno.


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