Dalla scorsa settimana è stata lanciata una campagna per istituire il referendum sulla legalizzazione della cannabis. 

Il quorum di 500.000 firme è stato raggiunto, e superato, in tempi da record: solo cinque giorni per raggiungere la vetta.
Una mobilitazione senza precedenti, supportata dall’utilizzo degli strumenti di firma digitale tramite STIP, una forte sensibilizzazione social e altri strumenti del web.
Ora, l’iter referendario prosegue con i successivi passaggi: le firme e il quesito dovranno essere validati dalla Corte Costituzionale e dalla Cassazione.
Se il referendum sarà ritenuto ammissibile e si arriverà alle urne, si aprirà un dibattito senza precedenti su questo argomento.
Vediamo cosa succederà con questo referendum , come è formulato il quesito, cosa prevede e quale sarà il suo impatto sull’attuale legislazione.

Sul sito referendumcannabis.it è possibile firmare online informarsi in maniera puntuale su tutti i quesiti referendari. Tra questi si legge che “il referendum elimina il reato di coltivazione, rimuove le pene detentive per qualsiasi condotta legata alla cannabis e cancella la sanzione amministrativa del ritiro della patente”. Questa sanzione è prevista non solo per chi guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti (e ad oggi la cannabis è considerata tale), ma è anche disposta in tutti i casi di detenzione, dunque si applica anche quando la condotta non costituisce reato e la sostanza è destinata esclusivamente all’uso personale.
Il referendum incide solo su quest’ultimo aspetto, non sul primo, quindi il conducente drogato rimane punibile.
Il quesito referendario già pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, e che dunque costituisce la base di riferimento se si andrà a votare, incide su tre aspetti:

  1. abolisce il reato di coltivazione di cannabis, attualmente previsto dal Testo Unico sugli stupefacenti (tecnicamente ciò avviene eliminando la parola «coltiva» dall’elenco delle condotte vietate);
  2.  cancella le pene detentive previste per questa condotta, che oggi consistono nella reclusione da due a sei anni;
  3.  elimina la sospensione e il ritiro della patente di guida per chi coltiva cannabis, ma non per chi si mette al volante sotto l’uso di tale sostanza.

È importante considerare che il quesito è stato formulato in maniera unitaria, vale a dire che le tre domande proposte sono “in blocco”; e non sarà quindi possibile votare in maniera disgiunta, cioè in modo favorevole ad alcune e contrario ad altre. 

Il referendum sulla cannabis legale interverrà contemporaneamente su due aspetti:
– sul piano penale, eliminando il delitto di coltivazione illecita di questa pianta e le correlative sanzioni detentive: in pratica, questa condotta sarà depenalizzata e chi coltiva piante di marijuana non andrà più in carcere; ma dovrà farlo solo per sé, per il proprio consumo personale, in quanto la coltivazione a fini di spaccio rimane punibile.
– sul versante amministrativo, ma eliminando solo la sanzione accessoria della sospensione della patente per chi detiene cannabis, o sostanze assimilate, per il proprio consumo personale, senza finalità di cessione a terzi.

Questo comporta che, se il referendum passerà, chi avrà una coltivazione di piccole dimensioni, con poche piante di marijuana sul balcone o nel giardino, non commette alcun reato, diversamente da chi, ad esempio, ha una grossa serra o un ampio terreno.
Inoltre, sul versante penale, un’importante eccezione alla depenalizzazione è data dal fatto che rimarrà reato l’associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di cannabis, perché la relativa norma penale non è toccata dal referendum.


In quali casi la coltivazione di cannabis rimane reato?
Con un cambiamento del genere all’orizzonte, le perplessità sono più che lecite; tra queste i promotori del referendum hanno risposto alla domanda  “Così si legalizzano tutte le droghe?” spiegando che “le fattispecie di produzione, fabbricazione e detenzione illecita rimangono e possono essere applicate anche al coltivatore che produce a fini di spaccio” e chiariscono che – diversamente dalla cannabis – tutte le altre sostanze stupefacenti indicate nella tabella che ti abbiamo richiamato “richiedono necessariamente passaggi successivi affinché la sostanza possa essere consumata”.

Perciò, queste attività di coltivazione restano illecite e continueranno ad essere punibili penalmente anche in caso di esito positivo del referendum. D’altronde, il referendum non tocca la norma del Testo unico sugli stupefacenti che dispone il divieto di fabbricazione o produzione illecita di stupefacenti non destinati all’uso personale senza autorizzazione (quella che può essere rilasciata nel caso della cannabis terapeutica, che pertanto è già legale). Possiamo quindi dire che, in base al referendum, la coltivazione non sarà più reato soltanto quando è diretta al consumo personale del coltivatore stesso.

Era da molto che parte della popolazione chiedeva alla politica e ai governi una riesamina della questione cannabis, tutte le istituzioni si sono ben guardate dal prendere l’argomento e affrontarlo in maniera serie e costruttiva per il Paese. Ma arrivati a questo punto e con questi numeri il dibattito pubblico è pronto ad essere aperto e infiammato.

Fonte: AD Kronos